La solita storia. La Terapia dell’odio
E’ sempre la solita storia, ti vedo lì, mi sembri vicino, almeno mi sembra.
Dopo mezz’ora sei ancora lì, non ti sei mosso e la rabbia mista a un senso di frustrazione inizia a salirmi alla testa.
Rifugio caro perché non ti muovi ?
Passa un momento che mi pare un eternità e la fatica muta i pensieri in impropri verso di te, verso di me (ma chi me l’ha fatto fare !!), verso la montagna (era meglio andare al mare !). Poi, finalmente sei più vicino e la fatica diventa opprimente, gli ultimi metri sono sempre i peggiori ma alla fine un senso di leggerezza mi prende è come se mi fossi liberato di tutto.
Sento solo il mio respiro.
Sento gli occhi brillare.
Sento il MIO cuore battere e non solo per la fatica.
La perfetta metafora che fin dall’inizio la montagna mi ha insegnato.
Da quel lontano giorno in cui ho odiato pure i miei genitori, che mi hanno obbligato a svegliarmi presto per salire in macchina e faticare come matto per assistere a quella magia che solo dopo anni ho, forse, compreso.
La vita, l’amore, la libertà, l’amicizia deve essere conquistata.
- La conosci la Terapia dell’odio ?
- Cosa ?
- La terapia dell’odio !.
- Cos’è la fatica ti ha dato alla testa o forse è il sole ?
- Ma se non c’è !
Inizia così la storia della “Terapia dell’odio”, che i rifugi nascondono bene, soprattutto quelli più in alto, protetti dalla madre della terapia, la montagna.
- Racconta. Dico all’amico che mi procede lungo il sentiero.
- La fatica e il sacrificio sono l’altra faccia della libertà, solo eliminando la crosta superficiale della nostra comfort zone possiamo andare fino in fondo e scoprire chi siamo. Siamo pieni di odio, di insofferenza, reprimiamo tutto, copriamo tutto con qualsiasi cosa non ci faccia pensare.
Ma quando cammini, pensi.
I pensieri salgono a galla, la fatica fa salire a galla pure i risentimenti.
Più sali, più sudi, più senti le gambe dure, più in soccorso sale l’odio, odi il rifugi, odi te stesso che hai scelto la montagna e non il mare, odi il cielo perché lo senti più vicino ma sai che non riuscirai mai a toccarlo, odi quello che cammina più veloce di te, odi il tuo simile e scarichi su di lui le tue colpe.
Più odi e più sale la rabbia.
Ti verrebbe da piangere come da bambino, ma non c’è nessuno che ti consola e non puoi più permetterti di piangere, sei adulto, ma ci pensa il sudore a buttare fuori la tua rabbia, la tua voglia di gridare.
La terapia ti chiede di odiare, di prendere coscienza che in te, come in ognuno di noi, c’è un demone, siamo umani non macchine, siamo fragili, fallire, rinunciare è un opportunità.
Capita e capiterà.
Cadere, farsi male. Capita.
Capita di sentirsi male.
La terapia ti chiede di far salire a galla tutto, di buttare tutto fuori, nel sudore, nelle gambe dure e il fiato corto, nella bocca aperta.
Conquistare, non possedere, è un viaggio in te, è accettare i tuoi limiti, è accettare la sconfitta, è accettare che oggi forse non raggiungerai la vetta , è scoprire che vali, è scoprire di riuscire dove credevi di fallire, è scoprire qualcosa di te, è conoscerTi.
Alla fine….. un senso di leggerezza ti prende è come se ti fossi liberato di tutto.
Senti solo il tuo respiro.
Senti gli occhi brillare.
Sento il TUO cuore battere e non solo per la fatica.
- Hai capito ? . Mi chiede
Non rispondo perché….
La montagna me l’ha insegnato come solo lei può fare.
In silenzio.
In silenzio perché non vuole dirti cosa e come fare.
In silenzio perché quello che cerchi è dentro di te e devi solo trovare il coraggio di cercarlo.
In silenzio perché solo tu sai cosa cerchi.
In silenzio perché sappiamo che di parole e consigli ne riceviamo fin troppi.
In conclusione.
L’amico mi guarda e sorride.
Tranquillo caro rifugio e cara cima anche la prossima volta ti odierò e ti ci manderò ma con l’amore e il rispetto che meriti.
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