Camminare

“Scrivo per capire chi sono” scriveva Philip Roth.
Io al contrario,
“Cammino per capire chi sono” ...
“Cammino per capire chi sono” e preferisco farlo da solo, andar per sentieri in solitudine come un eremita che cerca quello che non troverà mai. Cerco sempre più la solitudine e il silenzio della montagna, il brusio del bosco con il suo “rumore” di sottofondo. Il vociare, l’urlare, il correre e utilizzare il mondo come pubblicità di se stessi senza mai andare in profondità, senza mai ascoltare davvero la persona che hai di fronte, restare a galleggiare in superficie in un mondo superficiale, non fa per me.
“La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo.” Seneca
Mentre cammino, mentre fatico lascio andare ogni pensiero, la fatica è la mia terapia…
“Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.”
Thich Nhat Hanh
“Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.”
Haruki Murakami
In realtà non sono mai solo quando cammino, con me ci sono le mie paure, i dubbi e di fronte a me quella croce/ometto rappresenta qualcosa di più profondo che una meta instagrammabile, sono io, libero dai pensieri e dalle paure.
Nella vita bisogna imparare a lasciare anche se non è facile, così mentre cammino e ascolto il mio cuore battere e il fiato diventare pesante, maledicendo il cielo e i suoi santi, mi accorgo che la superficie si è sciolta e così i lacci che mi tengono fermo. Finalmente il sentiero si è fatto leggero proprio mentre diventa più ripido e duro, esposto, ma la leggerezza del vento è quella del mio cuore. Sorrido mentre tocco quell’ometto che mi ha guidato fino alla mia libertà.

Camminare è un atto semplice, naturale, quotidiano, quasi banale, ma camminare ha una profonda connessione con la riflessione filosofica, in quanto può diventare un modo per esplorare il pensiero, il corpo e il mondo.
Per molti filosofi, il cammino non è solo un atto fisico, ma anche una metafora dell’esistenza. I filosofi greci, per esempio, riflettevano spesso sul fatto che la vita umana fosse un percorso che ognuno è chiamato a percorrere, con tutte le sue incertezze e difficoltà. Il cammino diventa quindi un simbolo della condizione umana in cui l’uomo è sempre in movimento, dal momento in cui impariamo a camminare finisce l’innocenza e la voglia di scoprire in una rincorsa a una meta mai definitiva, sempre in bilico tra il punto di partenza e quello di arrivo, tra il pensiero e l’esperienza.
Uno dei filosofi più noti per il suo rapporto con il camminare è Friedrich Nietzsche, che vedeva nella camminata un'attività essenziale per la sua riflessione filosofica. Per Nietzsche, camminare all’aria aperta era una necessità per il pensiero creativo e la riflessione profonda. Egli stesso praticava lunghe passeggiate quotidiane, durante le quali la sua mente si liberava dalle costrizioni della vita quotidiana, permettendogli di elaborare pensieri nuovi e originali. Per Nietzsche, la camminata diventava quasi un atto di liberazione dalla rigidità della logica e della routine, un’opportunità per incontrare il mondo con un’altra prospettiva.
“Tutti i pensieri veramente grandi sono concepiti camminando" Nietzsche
Jean-Jacques Rousseau e Immanuel Kant, attribuivano un’importanza centrale al camminare come pratica filosofica. Rousseau, nel suo "Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini", vedeva nella camminata un ritorno alla natura, un modo per allontanarsi dai vincoli sociali e riscoprire il legame diretto con la terra. Kant, invece, amava camminare per riflettere sui suoi scritti e per chiarire le sue idee. Camminare, come metodo per "ordinare" i pensieri e per risolvere dilemmi filosofici.
"Non ho mai tanto pensato, tanto vissuto, mai sono esistito e con tanta fedeltà a me stesso, se così posso dire, quanto in quei viaggi che ho compiuti da solo e a piedi." Kant
"Bisognerebbe ogni tanto star lontano dai libri per sei mesi e camminare soltanto." Kant
"Camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno." Kant
Camminare permette anche di stabilire un ritmo per il pensiero. Il passo costante e ripetitivo dà spazio alla mente di vagare e di concentrarsi, di lasciarsi andare a flussi di coscienza che altrimenti potrebbero rimanere soppressi, aiuta a “liberare” il pensiero, permettendo alla mente di lavorare in modo più fluido, meno rigido. In questo senso, il cammino diventa un metodo per il pensiero non lineare, simile alla riflessione che avviene nelle meditazioni filosofiche.

Nel libro “L’arte gentile di camminare” di Stephen Graham, camminare viene descritto come un processo che apre a una connessione più profonda con il mondo. Quando camminiamo, diventiamo parte del paesaggio che attraversiamo, integrando corpo, pensiero e ambiente. Questo approccio non solo stimola la riflessione filosofica, ma invita anche a una nuova percezione dell’ambiente e della nostra esistenza in esso, affascina la sua difesa del camminare come atto di ribellione gentile contro le costrizioni della società moderna.
Un’altra caratteristica, per alcuni interessante, del camminare è il suo rapporto con il dialogo. Camminare stimola la conversazione, il confronto, l’interazione. Famose sono le passeggiate filosofiche di figure storiche come Socrate, occasioni per dialogare con i suoi discepoli e cittadini. Camminare diventa un’occasione di discussione, di apprendimento reciproco, di confronto.
La passeggiata filosofica non è solo un movimento fisico ma un movimento intellettuale che accoglie l’incontro, la riflessione condivisa e la scoperta, dove l'atto di camminare permette di "muovere" anche le idee, permettendo una maggiore apertura mentale.
I filosofi stoici, come Seneca e Marco Aurelio, consideravano la vita come un percorso da affrontare con serenità, distacco e razionalità. In questo contesto, camminare diventa un mezzo per meditare sulle difficoltà quotidiane, imparando a mantenere la calma di fronte alle avversità, un modo per vivere consapevolmente, per affrontare il mondo e le sue sfide con la giusta misura e lucidità.
In conclusione , il legame tra filosofia e camminare è profondo e complesso, perchè camminare non è solo un’attività fisica, ma un mezzo per aprirsi alla riflessione, esplorare l’ambiente e la mente, vivere la vita come un percorso che non ha una meta definitiva, ma che si arricchisce a ogni passo, una pratica che invita alla riflessione, alla scoperta, in modo lento e profondo.
Camminare è più che un semplice spostamento: è un viaggio alla scoperta di sé e del mondo che ci circonda.
Conclusioni....
Nel mio piccolo spero di esserVi stato di aiuto, ma prima di lasciarVi ho da dirVi ancora alcuni aspetti da "amico" che un giorno spera di incontrarVi su qualche sentiero.
"Bisogna creare condizioni tali che gli individui facciano propria l'esperienza del benessere e della gioia, anziché la soddisfazione dell'impulso al massimo di piaceri."
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976
Non bisogna lasciare nulla al caso.
... Definitive
Spero di averVi aiutato a conoscere un pò di più questo mondo per poter vivere in armonia e semplicità l'attività in montagna.
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Alla prossima ancora qui, su Bodhirider, per raccontarVi e condividere altre esperienze con nuovi articoli, o su qualche sentiero o in qualche rifugio o bivacco per condividere la passione per la montagna.
A presto!
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