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Mountain Wilderness: quarant’anni di libertà, silenzio e battaglie

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Esiste un'associazione che da anni vuole presentare e mostrare una montagna diversa dai soliti stereotipi e luoghi comuni, che da sempre la contrassegnano, associazione che l'anno prossimo compierà quarant'anni. Purtoppo non molti la conoscono e chi la conosce spesso la emargina come associazione ambientalista e/o politica, senza andare in profondità del messaggio.  Il nome di questa associazione è Mountain Wilderness.

Mountain Wilderness nasce nel novembre del 1987 a Biella, quando, un gruppo di alpinisti provenienti da tutto il mondo firma la Tesi di Biella, atto fondativo di un movimento destinato a cambiare il modo di pensare la montagna.

Ma, probabilmente, è l'anno prima che viene gettato il seme, durante il congresso Cai svoltosi a Ivrea nell'aprile del 1986. Il titolo del congresso racconta più di mille parole il tema di scontro all'interno del Club Alpino.

"Il Cai e la sfida ambientale, montagna da vivere o montagna da Consumare ?" servono spiegazioni.

La goccia fu l'intervento di uno dei prossimi fondatori di Mountain Wilderness, Carlo Alberto Pinelli, le sue parole:

"Se sono i particolari caratteri della montagna a dare un senso alla nostra esperienza, solo la strenua difesa di quei valori può identificarsi in un alpinismo maturo e consapevole... [...] Conserviamo le potenzialità eversive della nostra attività e non portiamoci dietro i condizionamenti e i falsi valori della civiltà consumistica".

I ribelli del Cai un anno dopo si staccarono e fondarono Mountain Wilderness.

Alcuni, al contrario, risalgono le origini dell'associazione qualche mese prima, nell'agosto 1986, quando trentatré tra i più celebri alpinisti d'Europa firmarono il manifesto Alpinisti per il Monte Bianco, chiedendo la creazione del primo parco internazionale europeo per proteggere il massiccio simbolo dell'alpinismo mondiale. Quel documento lanciava un allarme preciso:

"Chiediamo a tutti coloro che sentono la degradazione progressiva della montagna come una ferita inferta alla loro dignità di esseri umani, di unirsi a noi."

Un anno dopo, il convegno di Biella trasformò quell'appello in un'organizzazione strutturata. Tra i fondatori e primi Garanti Internazionali figuravano nomi leggendari: Reinhold Messner, Kurt Diemberger, Chris Bonington, Wanda Rutkiewicz, Jim Bridwell, l'esploratore John Hunt e il vulcanologo Haroun Tazieff. Presidente onorario fu nominato Sir Edmund Hillary, il conquistatore dell'Everest.

Ma cosa si intende con il termine wilderness e che valori si vuole trasmettere ?
La Tesi di Biella esprime una filosofia chiara: la montagna non è un parco giochi da attrezzare, ma uno spazio di avventura e libertà che va preservato nella sua essenza selvaggia, di conseguenza Mountain Wilderness si oppose fin dall'inizio alla proliferazione di impianti a fune, strade d'alta quota, rifugi sovradimensionati e all'uso turistico degli elicotteri. Il primo punto della tesi dice :

"Il concetto di Wilderness, traducibile come natura selvaggia, non trasformata da attività antropiche, include necessariamente valutazioni psicologiche ed etiche.

"Per wilderness montana intendiamo quegli ambienti incontaminati di quota dove chiunque ne senta veramente il bisogno interiore può ancora sperimentare un incontro diretto con i grandi spazi e viverne in libertà la solitudine, i silenzi, i ritmi, le dimensioni, le leggi naturali, i pericoli. Il valore della wilderness risiede dunque soprattutto nella sua potenziale capacità di stimolare un rapporto creativo tra l’uomo civilizzato e gli ambienti naturali. E’ il grado di autenticità di questo rapporto a dare un senso non effimero all’avventura."

tratto da : Mountain Wilderness - La tesi di Biella

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Come ha raccontato lo scrittore e alpinista Enrico Camanni, il movimento nacque da una "dolorosa diaspora" interna al Club Alpino Italiano, da chi non accettava più il silenzio delle istituzioni alpinistiche di fronte alla mercificazione della montagna:

"Gli alpinisti verdi sono in gran parte cittadini che vanno cercando una montagna pulita e incorrotta, anche facendo severa autocritica. Spesso, in passato, sono stati i primi consumatori dell'ambiente montano."

Dalle prime spettacolari azioni — come la traversata della Vallée Blanche con trecento alpinisti legati in cordata per scrivere sulla neve "Pour le Parc" — fino alle campagne attuali contro nuove ferrate, cabinovie e piste da bob, Mountain Wilderness ha mantenuto la sua vocazione di movimento libero e internazionale, presente oggi in Italia, Francia, Svizzera, Germania, Spagna, Pakistan e altri paesi.

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Le battaglie recenti in Italia riguardano la limitazione del traffico sui passi dolomitici, la denuncia degli sprechi legati alle infrastrutture olimpiche e la richiesta di smantellare impianti abbandonati — quella che l'associazione chiama "ferraglia" che deturpa il paesaggio alpino.

A quarant'anni dalla fondazione, il messaggio di Mountain Wilderness resta attualissimo. In un'epoca di crisi climatica e turismo di massa, la domanda posta a Biella nel 1987 è quantomai attuale montagna da vivere o montagna da consumare?

La risposta, per chi ama davvero le terre alte, è sempre la stessa.

 

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Conclusioni....

Nel mio piccolo spero di esserVi stato di aiuto, ma prima di lasciarVi ho da dirVi ancora alcuni aspetti da "amico" che un giorno spera di incontrarVi su qualche sentiero.

"Bisogna creare condizioni tali che gli individui facciano propria l'esperienza del benessere e della gioia, anziché la soddisfazione dell'impulso al massimo di piaceri."
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

Non bisogna lasciare nulla al caso.

... Definitive

Spero di averVi aiutato a conoscere un pò di più questo mondo per poter vivere in armonia e semplicità l'attività in montagna.

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Alla prossima ancora qui, su Bodhirider, per raccontarVi e condividere altre esperienze con nuovi articoli, o su qualche sentiero o in qualche rifugio o bivacco per condividere la passione per la montagna.

A presto!

 

Credits : Internet (foto) 

 

 

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