L’ ombra che sale con la fatica

C’è un post che ho già scritto tempo fa, La solita storia. La Terapia dell’odio, a cui torno spesso con la mente, ogni volta che un sentiero si fa più duro del previsto. Raccontavo di quel momento preciso, in cui la fatica smette di essere solo fisica e comincia a tirare fuori qualcosa di più scomodo: rabbia, insofferenza, un odio quasi ridicolo per un rifugio che “non si muove”, per il compagno che cammina più veloce. Scrivevo che quella terapia ci chiede “di odiare, di prendere coscienza che in te, come in ognuno di noi, c’è un demone”. E che solo dopo, arrivati in cima, restava “un senso di leggerezza”, come essersi liberati di tutto.
Rileggendolo oggi, con più anni di cammino sulle spalle, mi accorgo che quella intuizione — scritta di getto, senza pensare troppo alla filosofia — descrive in realtà un meccanismo che tre pensatori molto diversi tra loro hanno provato a spiegare, ciascuno a modo suo.
L’Ombra che Jung avrebbe riconosciuto sul sentiero
Quello che nel mio post chiamavo “il demone” ha un nome preciso nella psicologia di Carl Gustav Jung: l’Ombra. È l’archetipo che raccoglie tutto ciò che la nostra coscienza rifiuta di sé — la rabbia, l’invidia, l’aggressività, tutto quello che una vita civile ci insegna a reprimere, a nascondere, a non mostrare nemmeno a noi stessi. Jung era chiaro su un punto che oggi suona quasi controintuitivo: l’Ombra non va eliminata, va integrata. Va riconosciuta come parte di sé, non proiettata sugli altri come colpa.
È esattamente quello che succede in salita, quando le gambe si fanno dure e il fiato corto, la fatica abbassa le difese con cui normalmente teniamo l’Ombra o il Demone a bada, e quello che di solito reprimiamo — l’insofferenza per il rifugio “che non si muove”, la rabbia verso chi cammina più veloce — sale in superficie senza che possiamo più fingere di non vederlo. “Non ci si illumina immaginando figure di luce, ma rendendo cosciente la tenebra”, scriveva Jung. Ed è, in fondo, la stessa cosa che intuivo scrivendo che la terapia “ti chiede di far salire a galla tutto, di buttare tutto fuori, nel sudore, nelle gambe dure e il fiato corto”.

Nietzsche: diventare ciò che si è, un passo dopo l’altro
C’è un secondo pensatore che parla, quasi in dialogo diretto, con quello stesso momento di fatica: Friedrich Nietzsche. Non a caso Jung stesso riconobbe in lui una comprensione profonda delle forze oscure e irrazionali che la civiltà tende a nascondere sotto la superficie.
Nietzsche non chiedeva di evitare la sofferenza, ma di attraversarla fino in fondo, per uscirne trasformati: “Ciò che non mi uccide, mi rende più forte”, scrisse nel Crepuscolo degli idoli. E ancora, “Diventa ciò che sei” — un invito a smettere di indossare le maschere imposte dagli altri, per scoprire, attraverso la fatica e nonostante essa, chi si è davvero. È la stessa idea di amor fati, l’amore per il proprio destino così com’è, comprese le sue asperità: non si tratta di sopportare la salita rassegnati, ma di volerla, di riconoscere che proprio lì, negli ultimi metri “sempre i peggiori”, sta la possibilità di conoscersi. Non è un caso che nel mio post scrivessi che “conquistare, non possedere, è un viaggio in te” — è quasi una parafrasi involontaria dello stesso pensiero.

Il silenzio che non spiega
C’è però un terzo elemento nella “Terapia dell’odio” che né Jung né Nietzsche, da soli, spiegano fino in fondo: il silenzio finale. Scrivevo che la montagna “non vuole dirti cosa e come fare”, che insegna “in silenzio perché quello che cerchi è dentro di te”. È un’intuizione che si avvicina più alla saggezza orientale che alla psicologia occidentale — non a caso, forse, dato il nome che ho scelto per questo blog.
Nel Dhammapada, uno dei testi più antichi del buddhismo, si legge che nessuno può percorrere per noi la via verso la nostra stessa liberazione: ognuno deve camminarla da solo. È lo stesso principio del maestro zen che non spiega, ma indica; che non consegna la risposta, ma pone la domanda giusta e poi tace, lasciando che sia l’allievo a trovarla dentro di sé attraverso l’esperienza diretta, non attraverso la spiegazione. La montagna, in questo senso, si comporta esattamente come un maestro zen: non offre scorciatoie verbali, offre solo la salita, e nel silenzio di quella fatica lascia che ciascuno trovi la propria risposta.

Tre strade, un solo sentiero
Mi accorgo, tornando su quel vecchio post con questi tre pensatori in testa, che non stavo scrivendo tre cose diverse ma la stessa cosa, vista da tre angolazioni: Jung mi direbbe che stavo semplicemente lasciando emergere e integrando la mia Ombra. Nietzsche mi direbbe che stavo, passo dopo passo, diventando ciò che sono. E un maestro zen, probabilmente, non direbbe nulla — mi lascerebbe solo continuare a camminare.
Forse è per questo che quella “terapia” funziona ancora, ogni volta che torno su un sentiero ripido: non perché la teoria dietro sia una sola, ma perché la montagna, da sempre, sa mettere insieme la psicologia, la filosofia e il silenzio in un unico gesto semplicissimo — un piede davanti all’altro, finché quello che dovevi scoprire di te non sale, da solo, a galla.
Fonti
- Psychiatry on line Italia, Le parole di Jung: “Ombra” — https://www.psychiatryonline.it/notizie- varie/le-parole-di-jung/
- La Mente è Meravigliosa, Archetipo dell’ombra: il lato oscuro della nostra psiche — https://lamenteemeravigliosa.it/archetipo-dellombra-lato-oscuro/
- Eticamente.net, Come affrontare la propria Ombra secondo Jung — https://www.eticamente.net/71768/come-affrontare-la-propria-ombra-secondo-jung.html
- Wikipedia, Ombra (psicologia) — https://it.wikipedia.org/wiki/Ombra_(psicologia)
- Psicolab, Ombra e depressione: l’archetipo di Jung e il lato oscuro — https://www.psicolab.net/ombra-depressione/
- Libreriamo, Le 10 frasi più belle di Nietzsche sull’essere anticonvenzionali — https://libreriamo.it/frasi/frasi-piu-belle-di-nietzsche-anticonvenzionali/
- Vivere con Filosofia, Friedrich Nietzsche - “Così Parlò Zarathustra”: Diventa Ciò Che Sei — https://vivereconfilosofia.substack.com/p/friedrich-nietzsche-cosi-parlo-zarathustra-f6c
- Wikipedia (EN), Amor fati — https://en.wikipedia.org/wiki/Amor_fati
- Le Citazioni, Friedrich Nietzsche frase: “Diventa ciò che sei!” — https://le- citazioni.it/frasi/150052-friedrich-nietzsche-diventa-cio-che-sei/
Conclusioni....
Nel mio piccolo spero di esserVi stato di aiuto, ma prima di lasciarVi ho da dirVi ancora alcuni aspetti da "amico" che un giorno spera di incontrarVi su qualche sentiero.
"Bisogna creare condizioni tali che gli individui facciano propria l'esperienza del benessere e della gioia, anziché la soddisfazione dell'impulso al massimo di piaceri."
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976
Non bisogna lasciare nulla al caso.
... Definitive
Spero di averVi aiutato a conoscere un pò di più questo mondo per poter vivere in armonia e semplicità l'attività in montagna.
Lascia un like e consigliane la lettura ai tuoi amici, magari condividendolo sui tuoi profili social se lo hai trovato interessante e utile.
Alla prossima ancora qui, su Bodhirider, per raccontarVi e condividere altre esperienze con nuovi articoli, o su qualche sentiero o in qualche rifugio o bivacco per condividere la passione per la montagna.
A presto!
|
☕ Un caffè per Bodhirider Se questa guida ti è stata utile e ti ha accompagnato lungo il percorso, puoi offrirmi un caffè. È un piccolo gesto per dire grazie e aiutarmi a continuare a esplorare nuovi sentieri, raccogliere informazioni e condividerle gratuitamente qui su Bodhirider. |
☕ Un caffè per Bodhirider
Se trovi utili le mie escursioni e i miei racconti, scopri perché puoi offrirmi un caffè.
Scopri perché →



