Escursioni in Valle Brembana Valle Imagna Val Taleggio
Val Parina da Lenna

Descrizione Generale.
Se ancora esistono luoghi Wilderness nel suo vero ed essenziale significato la Val Parina ne è l'esempio principe. Un luogo davvero unico e incredibile per il suo essere "selvaggio" e puro.
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INDICE : |
| Partenza | Lenna, frazione Scalvino. |
| Quota di arrivo | Zorzone 850 mt. |
| Difficoltà | E |
| Segnavia | 259 |
| Presenza di Acqua sul percorso | Si |
| Attrezzatura | Da Escursionismo invernale |
| Data Escursione | Primavera 2021 |
| Tempi medi di percorrenza | 6 ore (andata e ritorno) |
| Dislivello | 800 mt. circa |
| Note | Nessuna in particolare |
Avvicinamento.
Il punto di partenza è la frazione Scalvino di Lenna. Il parcheggio è quello dell'agriturismo Ferdy.
La frazione Scalvino a Lenna, in Val Brembana, si raggiunge percorrendo la SS470 della Val Brembana, si supera San pellegrino e San Giovanni Bianco, dopo le gallerie un lungo rettilineo e dopo una S subito a destra compare l'ampio parcheggio dell'agriturismo (fate attenzione all'ora di arrivo si riempie velocemente).
Lasciato l'auto al parcheggio dell'agriturismo supero il ponte in ferro e da qui proseguo sulla destra e prendo come riferimento un edificio diroccato, mi mantengo alla sinistra del caseggiato e ben presto individuo il sentiero che, all'inizio costeggia il fiume brembo poi si stacca verso sinistra inoltrandosi nel bosco in leggera salita, dopo una svolta a sinistra inizia l'avventura. Affiancando il torrente Parina inizia un'avventura d'altri tempi tra ponti in ferro e sassi che tagliano il torrente, antiche gallerie di miniere, cammino su rotaie arrugginite tra una vegetazione incredibilmente selvaggia come poche, si vede che non passa molta gente. Il sentiero non è mai difficile ma pian piano sale e, per i più allenati può portare fin su alle miniere di Zorzone ai piedi del monte Menna. Sempre per i più allenati si può anche raggiungere il monte Ortighera e Valbona, in questo caso bisogna seguire i bolli rossi e la pendenza inizia a farsi sentire molto presto.
Ma voglio tornare alla vera meta dell'escursione, la valle parina. Quasi subito ho iniziato a fare foto e fermarmi ogni passo, la sua unicità la raccontano meglio gli esperti...
"La Val Parina può certamente dirsi che sia una delle valli prealpine delle Orobie ad essere rimasta più selvaggia, specie se valutata per le sue dimensioni e nella sua complessità; per certi versi, anche sotto l’aspetto forestale e rupestre, paragonabile alla pur ben più vasta piemontese Val Grande. Un bacino imbrifero miracolosamente rimasto quasi del tutto nel suo stato originario, se non fosse per la parte più alta ed orientale che, meno scoscesa e rupestre, ha invece subito un processo di colonizzazione sia agraria sia urbanistica, nonché per la presenza di un’antica cava di marmo nella parte più bassa del crinale meridionale [...] Percorsa da un torrente scarsamente ricco d’acqua perenne a causa della sua situazione geologica calcarea che non favorisce il perdurare dello scorrere dell’acqua, che pure ha comunque caratterizzato il suo tratto con diversi spettacolari fenomeni carsici quali “marmitte dei giganti”. [...] L’andamento abbastanza lineare della valle riceve diversi valloni laterali, tutti estremamente scoscesi e praticamente inaccessibili, il maggiore dei quali è la Val di Campo che discende dalla cima maggiore del suo spartiacque, la Cima di Menna (2300 m.slm), mentre sul versante meridionale della valle, a parte la Val di Lavaggio, i valloni sono meno incisi ma più impervi, con i Monti Vaccaregio e Castello (entrambi, 1474 m.slm) come cime maggiori. Il settore di Area Wilderness ne comprende la parte inferiore, quasi una sezione geografica della valle, dal Monte Ortighera su versante nord, al Monte Vaccaregio su quello sud. Per quanto riguarda l’aspetto naturalistico, ci si limita alla presenza di rarità floristiche ed anche endemismi orobici, che è estremante alta, sia di flora che di fauna, sebbene non si abbia certezza della loro presenza anche in Val Parina. In particolare si citano: la Campanula (Campanula elatinoides), la Salvastrella orobica (Sanguisorba dedecandra), la Sassifraga della Presolana (Saxifraga presolanensis) e la Lucertola vivipara (Zootoca vivipara ssp. carniolica). Nelle parti alte delle pendici vallive è ancora presente una popolazione autoctona di Fagiano di Monte, e potrebbe nidificarvi almeno una coppia di Aquila reale...." tratto da https://www.wilderness.it/
Ritorno lungo l'itinerario dell'andata.
Conclusioni. Luogo davvero unico e da vedere assolutamente, attenzione alle vipere nei periodi più caldi !! è sempre utile portare un abbigliamento adeguato
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