Escursioni in Valle Brembana Valle Imagna Val Taleggio
Monte Cancervo da Pianca, San Giovanni Bianco

Descrizione Generale.
Escursione ad anello in Val Brembana con partenza e arrivo alla frazione Pianca di San Giovanni Bianco. Un giro davvero bello che racchiude tutto ciò che la montagna può offrire, roccia, panorami, antiche contrade abbandonate che raccontano storie che non dovremmo mai dimenticare e poi... tanto camminare.
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INDICE : |
| Partenza | San Giovanni Bianco (BG), frazione Pianca. |
| Quota di arrivo | Monte Cancervo 1835 mt. |
| Difficoltà | E |
| Segnavia | 102, 130, 131 |
| Presenza di Acqua sul percorso | Si |
| Attrezzatura | Da Escursionismo invernale |
| Data Escursione | Febbraio 2022 |
| Tempi medi di percorrenza | 6 / 7 ore (tutto il giro ad anello) |
| Dislivello | 1100 mt. circa |
| Note | Nessuna in particolare |
Avvicinamento.
San Giovanni Bianco è in alta Valle Brembana per raggiungerla da Bergamo si attraversa quasi tutta la valle, SS 470, si supera San Pellegrino e si raggiunge San Giovanni Bianco, poco dopo la Chiesa prepositurale dei Santi Giovanni Apostolo ed Evangelista e Antonio Abate si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per la Val Taleggio, SP 25. Pochi metri e a destra compaiono i cartelli per Pianca, si svolta e si sale verso Pianca (attenzione a un tornante a sinistra, mantenete la sinistra). Il parcheggio si trova alla destra della
Sbagliare qui è facile, dal parcheggio si segue la strada e subito sono visibili i segni del sentiero 102 quello da seguire all'inizio, mentre i segni di fronte alla chiesa sono quelli del sentiero 131, quello del ritorno. Attraverso la piccola frazione e con tagli costeggio per alcuni metri la strada per poi lasciarla definitivamente e immtermi nel bosco. Qui il sentiero sale leggero con alcuni strappi, ma mai difficili fino a raggiungere un primo punto panoramico. Ora inizia il bello, il sentiero si fà più impegnativo, ripido e ci si inoltra nelle guglie con punti attrezzati con catene di sicurezza (tutto fattibile da chiunque).
Sentiero 102. Superato il pezzo delle guglie si torna nel bosco per alcuni metri poi una piccola conca che porta alla Baita del Cancervo, da qui si svolta a destra e seguendo le indicazioni si raggiunge la cima del Cancervo senza nessuna difficoltà. Dalla cima si prosegue dritto seguendo una traccia ben evidente che porta prima al passo Grialeggio e poi, eventualmente, al monte Venturosa. L'escursione che Vi presento è stata fatta in un inverno che spero di non rivedere più, pochissima neve e tanto ghiaccio. La discesa che porta al passo, di solito facile, era molto scivolosa dal ghiaccio presente e con molta attenzione ho raggiunto il passo. Da qui torno indietro riprendendo il sentiero 102 che, volendo, è quello che da Pianca (il punto iniziale dell'escursione), porta al baciamorti. Lungo questo tratto ho trovato difficoltà ancora a causa del ghiaccio, se non fosse per questo fino all baita del Cancervo è un continuo sali scendi facile, direi quasi dritto fino allo strappo finale. Dall Baita si svolta a destra, dalla parte opposta da cui sono arrivato durante la salita e seguo il sentiero numero 130.
Sentiero 130. Il sentiero è ben segnato e scende con strappi e dolci tornanti fino al bivio che, a destra porta al ponte del becco, a sinistra alla contrada di Cantiglio prendendo il sentiero 131.
Sentiero 131. Il sentiero riporta esattamente al punto di partenza ma è abbastanza lungo e richiede il suo tempo (circa 1 ora e mezza / due), la visita alla contrada di Cantiglio richiede un attimo di calma, con la sua bellissima e piccola chiesa di San Lucio, nascosta dalla vegetazione e compare all'ultimo. Ma la storia di Cantiglio e della casa rossa merita due parole perchè, come disse Nelson Mandela...
"Il ricordo è il tessuto dell’identità."
Da "La Resistenza in Valle Brembana" edito da Ferrari, Clusone di Tarcisio Bottani, Giuseppe Giupponi, Felice Riceputi.
"Ero di turno alla seconda centrale – raccontò il custode Giovanni Dogadi – quando un gruppo di tedeschi armati, dopo aver scavalcato il cancello, si mise a bussare con forza al portone. Aprii e i tedeschi mi intimarono di seguirli e far loro strada verso Cantiglio. Non mi lasciarono nemmeno il tempo di mettermi gli scarponi e dovetti uscire con gli zoccoli. Fatti pochi passi lungo il ripido e sconnesso sentiero coperto di neve, gli zoccoli si ruppero e fui costretto a proseguire a piedi nudi, con continui scivoloni. Arrivati ai prati di Cantiglio, mi fu ordinato di tornare indietro, cosa che feci di corsa. Lungo la discesa, tra uno scivolone e l’altro, mi giunse l’eco dei colpi di mitraglia che si sparavano a Cantiglio”.
“Nevicava a dirotto – testimoniò don Ugo Gerosa, parroco della Pianca, anch’esso costretto a far da guida, insieme a due ragazzi, ai tedeschi – ed erano circa le tre di notte. La neve rendeva arduo il cammino. Legato con una corda perché non potessi fuggire, cercai con ogni mezzo di dare qualche segnale ai partigiani del nostro arrivo. Già prima, dalla mia canonica, mentre stavano arrivando i fascisti, avevo acceso ripetutamente la luce, malgrado l’oscuramento, nella speranza che qualcuno se ne avvedesse e sospettasse che c’era in corso questa azione. Anche lungo la strada cercai di mettere sull’avviso i partigiani accendendo, col pretesto di fumare, numerosi fiammiferi. Ma tutto fu inutile. Arrivati all’inizio dei prati che si distendono sotto il nucleo delle cascine di Cantiglio, venni liberato e costretto a tornarmene a casa. Così mi fu impossibile fare altri tentativi per avvertire quei poveri sventurati che credo stessero dormendo”.
"Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1943 a Cantiglio, un gruppo di cascine abitate solo d’estate ai piedi del Cancervo, si era costituita una banda partigiana.[...]Del gruppo facevano parte numerosi altri elementi che ritroveremo nelle vicende della Resistenza bergamasca: Penna Nera, Guglielmo, i fratelli Angiolino e Valentino Quarenghi e Gastone Nulli, un ex tenente del controspionaggio che diverrà comandante della 86^ Brigata Garibaldi e soprattutto il personaggio più discusso delle vicende resistenziali in Valle Brembana.[...] A fine novembre dunque messi sull’avviso che si stava organizzando un’operazione di rastrellamnento, la maggior parte dei componenti della banda decise di abbandonare Cantiglio, rifugiandosi sul Cancervo e in Valle Taleggio. A Cantiglio era rimasto solo un piccolo presidio capitanato da Issel che aveva ritenuto improbabile un rastrellamento a breve scadenza, vista l’abbondante nevicata che era caduta in quei giorni rendendo assai disagevoli gli spostamenti in quella zona impervia. Così invece non fu. La notte tra il 3 e il 4 dicembre un centinaio di militi fascisti e una cinquantina di SS tedesche, al comando del capitano Bussolt, prendono d’assalto Cantiglio da tre diverse direzioni. Una squadra sale dalla mulattiera che proviene dal Ponte del Becco, un secondo gruppo parte dall’Orrido della Val Taleggio, i più numerosi salgono dalla Pianca dove svegliano il parroco don Ugo Gerosa che era in contatto con i partigiani e, sotto la minaccia delle armi, lo costringono a far loro da guida verso Cantiglio assieme a due ragazzi, i cugini Giovanni e Guido Dogadi.[...] Colti di sorpresa, i partigiani iniziano un disperato tentativo di resistenza, ma ben presto sono sopraffatti dalle soverchianti forze nemiche. Sorpresi con le armi in pugno, vengono trucidati lssel, il francese Raimond Marcel Jabin e il sangiovannese Evaristo Galizzi.[...]Il giorno dopo il messo comunale di Taleggio, Abramo Bellaviti, salito a Cantiglio per ordine dei carabinieri, vi trovò il corpo dei tre partigiani, abbandonati sopra un mucchio di ghiaia.[...]Ai tre caduti di Cantiglio è dedicata la piazza principale di San Giovanni Bianco."
Tornando all'escursione, il tratto che, da Cantiglio porta al punto di partenza è piuttosto lungo, come già detto, soprattutto se si considera il percorso fatto fin qui, lungo questo tratto c'è pure poca o nulla presenza di acqua ed è esposto al sole di pomeriggio. Devo essere sincero vedere in lontananza la chiesa di Pianca è stato un sollievo. Il sentiero sbuca alla chiesa.
Conclusioni. Il percorso è lungo ma merita perchè dona tutto ciò che la monatgna offre senza andare lontano dalla città o in alta montagna, senza dimenticare la storia che impregna la vita di ognuno di noi. Una camminata nella storia
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