Monte e Alpe Borlasca da San Pietro. Val Chiavenna.

Descrizione Generale.
Escursione alla scoperta dell'alpe Borlasca e il'omonimo monte che lo sovrasta, luogo che pare immerso nel sogno di un mondo che non esiste più. Un luogo che mi ha sorpreso, dopo un lungo e impegnativo percorso che non molla mai l'escursionista. Partenza e arrivo dalla frazione Ronscione di San Pietro di Samolaco.
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INDICE : |
| Partenza | Via Roscione San Pietro, Samolaco (SO) |
| Quota di arrivo | Monte Borlasca 1778 mt. |
| Difficoltà | E |
| Presenza di Acqua sul percorso | Si |
| Attrezzatura | Da Escursionismo |
| Data Escursione | Maggio 2025 |
| Tempi medi di percorrenza | 7 ore (tutto giro ad anello) |
| Dislivello | 1400 mt. circa |
| Note | Impegnativo. |
Avvicinamento.
Il punto di partenza è via roscione, parcheggio alla fine della strada, a San Pietro di Samolaco.
Per raggiungere Samolaco in auto si percorre la SS36 dello Spluga fino a Novate Mezzola dove, alla rotatoria di fronte alla stazione ferroviaria, si prende la prima uscita direzione Samolaco. Si prosegue sulla SP2 fino a raggiungere il paese di Samolaco, qui si prosegue dritto fino ad incontrare via alla Cà, bisogna fare un pò di attenzione, di fronte alla via c'è un piccolo capannone. Si procede dritto fino ad incrociare via Tonaia e si svolta a sinistra immettendosi su questa strada. Si procede su di essa fino ad incontrare un ponte, si prosegue dritto ed entriamo su via Ronscione che si percorre tutta fino alla fine dove si trova un piccolo parcheggio.
Lasciata l'auto al parcheggio torno indietro di pochi metri fino ad incontrare via alle prese, alla mia destra, la seguo per alcuni metri fino ad incrociare il cartello che mi indica la partenza del sentiero. Da qui in poi sarà un lungo salire che, in alcuni punti, diventa un delirio perchè non finisce mai, nemmeno un tratto dritto o in falsopiano per respirare. Il sentiero è ben segnato e mi immergo nel bosco fino a re-incontrare la strada, via alle prese, che ora è diventata sterrata ma poi alterna tratti cementati a sterrati. Percorro la strada per un pò fino ad incontrare, all'altezza di un rudere, una strada cementata che si stacca sulla sinistra. Nessun segno o cartello, almeno mi pare di non vederli, controllo meglio con l'app e scopro che questo è il sentiero che devo seguire.
La domanda sorge spontanea e non capisco ! perchè fare una colata di cemento qui, solo per alcuni metri giusto per coprire il sentiero. Spero ci sia un motivo valido a questa scelta.
Il tratto si rivela impegnativo e raggiungo con fatica la localita Mot de la Ruina, una piccola baita ben ristrutturata inserita in un luogo panoramico. Il sentiero prosegue con continui destra-sinistra, zig-zag che salgono inevitabili senza lasciarmi un attimo di respiro. Sarà la salita o il giorno caldo e l'abbigliamento sbagliato ma la fatica è inesorabile e mi taglia le gambe. Sono sempre più convinto di non riuscire a raggiungere la mia meta. Raggiunto l'alpe Monte Pozzolo, mi prendo una piccola pausa. Ma si riparte subito e sempre in salita. L'unica fortuna che vedo è esser immerso in un bellissimo bosco, in silenzio e al riparo dal sole. Poi all'improvviso ecco l'Alpe Borlasca ! Finalmente ! La sensazione è di liberazione ma la sorpresa è vedere l'alpeggio al suo "livello", perchè visto da sotto non rende. Queste baite arroccate sulla montagna e con lo sfondo montagna ancora innevate. Qui la pausa è piuttosto lunga ma decido ugualmente a provare a proseguire verso il monte. Il percorso è ben segnato basta seguire le indicazioni per l'alpe Manco e il sentiero, nonsale più se non per i primi metri, prosegue dritto e in falsopiano fino a raggiungere uno spiazzo che pare più una sella. Qui bisogna fare molta attenzione, perchè il sentiero, con i classici segni boanco-rossi, prosegue dritto mentre il monte Borlasca è alla mia sinistra e da qui inizia una salita lenta e alla "cieca" seguendo, in alcun punti, una traccia ed ecco sbucare sul pianoro del Monte Borlasca con una vista a 360 gradi da togliere il fiato. Tanta fatica ripagata, come sempre.
Ritorno. Lungo l'itinerario dell'andata.
Conclusioni. Un itinerario lungo e ripido alla scoperta di luoghi dimenticati, alpeggi lontani dalle rotte turistiche ma che sanno offrire panorami unici e ripaganti
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