Nepal, la regione del Mustang

Dopo un anno mi ritrovo a Kathmandu, mi ritrovo a casa.
Il Nepal ha questo effetto: riesce a farti sentire a casa dal primo momento in cui esci dall'aeroporto, con tutte le sue contraddizioni, i suoi colori, i suoi profumi e quel modo tutto suo di mescolare caos e serenità.
Questa volta, però, Kathmandu è solo l'inizio.
Mi aspettano giorni di cammino nella regione del Mustang, nell'antico e remoto Regno di Lo, ai confini con il Tibet.
Un viaggio tra montagne immense, villaggi di pietra, monasteri, sentieri sospesi e paesaggi che sembrano appartenere a un altro mondo.
Ma soprattutto un viaggio da vivere passo dopo passo.
| Articolo basato sulla mia esperienza di viaggio del 2025. Alcune informazioni pratiche possono essere cambiate: per documenti, sicurezza, visti e condizioni di viaggio verificare sempre le fonti ufficiali. |
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Questo viaggio è stato realizzato con Avventure nel Mondo.
Il Mustang.
Nel cuore delle montagne himalayane, tra il Nepal e l’altopiano tibetano, si cela un luogo che sembra sospeso nel tempo: il Mustang. Questa regione isolata, con i suoi paesaggi aspri e quasi desertici, custodisce un’antica cultura tibetana che ancora oggi vive nelle sue tradizioni, nell’architettura e nei riti religiosi.
Si estende lungo la valle del fiume Gandaki, una fetta di terra che per secoli ha mantenuto una propria identità, a metà tra Oriente e Occidente. Qui, la vita scorre lenta nei villaggi di pietra come Lo Manthang, capitale storica, dove ancora si possono ammirare le mura fortificate, i templi buddisti e le case tradizionali costruite con metodi antichi. La regione è caratterizzata da un clima secco e un ambiente che alterna deserti di roccia a rilievi montuosi, disegnando un paesaggio dal fascino quasi lunare.
Per secoli è stato un piccolo regno indipendente, governato da una dinastia di origine tibetana. La sua storia è fatta di sovrani e monasteri, di rituali spirituali che ancora oggi segnano il ritmo della comunità. Il legame con il buddismo tantrico è forte e palpabile in ogni angolo, specialmente durante il festival del Tiji, un evento che richiama tutta la popolazione in una danza sacra per scacciare gli spiriti maligni e invocare prosperità.
Il Mustang è rimasto a lungo isolato dal resto del mondo, aprendo le sue porte ai turisti solo negli anni ’90. Oggi, per raggiungerlo è necessario ottenere permessi speciali e affrontare un viaggio che, seppur facilitato da strade e voli interni, resta un’avventura. Il trekking tra i suoi sentieri è un’esperienza unica: permette di immergersi in un paesaggio intatto e di incontrare una cultura che sembra dimenticata dal tempo, ma che pulsa con una vitalità sorprendente. Visitare Mustang significa scoprire un pezzo di storia himalayana, un mosaico di tradizioni, fede e natura selvaggia, un'area che preserva ancora il sapore autentico di un mondo lontano e affascinante. Chi mette piede qui sa di entrare in un regno di silenzi e colori accesi, dove ogni pietra racconta una storia millenaria e ogni sorriso svela un sapere antico.
Geografia e insediamenti.
Il Mustang si estende lungo la valle del fiume Gandaki (Mustang Khola), che lo attraversa per tutta la lunghezza dividendo il territorio. La capitale storica è Lo Manthang, un centro fortificato ricco di patrimonio culturale, con altri importanti villaggi come Dhami, Chhusang, Kagbeni, Jomson, Marpha, Tukuche, Kowang, Kunjo e Lete. Il clima è tendenzialmente secco, ma con precipitazioni durante il periodo monsonico, e le temperature possono scendere sotto lo zero specialmente fuori dalla stagione estiva.
Storia e monarchia
Il Mustang fu un regno indipendente fino al 1789 e poi mantenne un certo grado di autonomia sotto il Nepal fino all’abolizione della monarchia nepalese nel 2008. Il regno, fondato nel 1440, è stato governato da una dinastia tibetana che si è succeduta per diversi secoli, custodendo ancora oggi alcune autorità simboliche. Il re, la regina e il principe risiedevano nel palazzo reale di Lo Manthang, dove era possibile vedere l’architettura tradizionale fortificata e templi antichi. Tra le costruzioni più importanti c’è il tempio reale di Thugchen, del XV secolo, e numerosi monasteri buddisti della scuola Sakya con affreschi di rara fattura.
Cultura e religione
La popolazione è composta principalmente da etnie thakali e tibetane, con una cultura caratterizzata da un misto di buddismo tantrico e sciamanesimo himalaiano. La comunità è molto legata alle pratiche religiose, che permeano la vita quotidiana e si esprimono in rituali, simboli protettivi e festival tradizionali. Il festival più celebre è il Tiji, che si svolge ogni anno a Lo Manthang, durante il quale si eseguono danze rituali e cerimonie esorcistiche per garantire felicità e prosperità alla comunità.
IL MIO VIAGGIO NEL MUSTANG
Dopo aver raccontato un po' di storia, cultura e tradizioni di questa terra, è arrivato il momento di partire.
Il mio viaggio nel Mustang è stato soprattutto un lungo cammino, attraverso villaggi, monasteri e paesaggi che cambiano ad ogni passo.
Un'esperienza fatta di giorni di trekking, alte montagne, sentieri, silenzi e incontri, nel cuore di una delle regioni più remote e affascinanti del Nepal.
- DA KATHMANDU AL MUSTANG
Il viaggio verso il Mustang avrebbe dovuto portarci direttamente a Chuusang, ma il maltempo ci costringe a cambiare programma. Il volo da Kathmandu viene modificato e il trasferimento si trasforma in un viaggio di due giorni.
Da Kathmandu raggiungiamo Pokhara in aereo e da qui proseguiamo in jeep verso Tatopani, dove trascorriamo la notte. Il giorno successivo ripartiamo verso il Mustang, attraversando un paesaggio che cambia lentamente mentre ci avviciniamo alle montagne dell'alta valle. Lungo il percorso facciamo una sosta a Kagbeni, antico villaggio che rappresenta una delle porte d'accesso alla regione del Mustang. Le sue strette strade, le case in pietra e l'atmosfera tibetana fanno già intuire che il viaggio sta entrando in un mondo completamente diverso. Da qui proseguiamo fino a Chuusang, dove finalmente inizia la parte del viaggio che aspettavamo: il Mustang da attraversare a piedi.
- DA CHUUSANG A SAMAR
Lasciata Chuusang, il viaggio entra finalmente nel cuore del Mustang. Il cammino comincia a salire tra vallate aride e montagne imponenti, in un paesaggio che sembra quasi lunare, dove il vento e la roccia dominano ogni cosa.
Il percorso permette fin dall' inizio di addentrarci in un territorio sempre più remoto. Le montagne cambiano continuamente forma e colore e, tra un passo e l'altro, compaiono i primi segni evidenti della cultura tibetana che caratterizza questa regione.
La giornata termina a Samar, piccolo villaggio incastonato tra le montagne, dove il silenzio e l'isolamento fanno percepire davvero quanto siamo lontani dal mondo che abbiamo lasciato alle nostre spalle.
DA SAMAR A GHILING
Lasciata Samar, il cammino prosegue tra le montagne aride dell'Alto Mustang, attraversando un paesaggio aspro interrotto qua e là da piccoli villaggi e terre coltivate. Si arriva a Ghiling (Gheling), antico villaggio dalle caratteristiche case in terra e pietra, dove spiccano le gompa, testimonianza della profonda cultura buddhista tibetana che ancora oggi caratterizza questa parte del Mustang, dopo 13km circa non troppo impegnativi.
DA GHILING A DHAKMAR
Lasciata Ghiling, il cammino sale verso i passi che collegano le diverse vallate dell'Alto Mustang, attraversando un territorio sempre più aspro e colorato. Si passa da Ghami, importante villaggio della regione, dove si incontrano chorten, gompa e una delle più lunghe mani wall del Mustang, con le sue pietre incise dalle preghiere buddhiste. Da Ghami il percorso prosegue verso Dhakmar, riconoscibile da lontano per le spettacolari pareti di roccia dalle intense tonalità rosse che sovrastano il villaggio. È uno degli angoli più scenografici dell'Alto Mustang, dove le formazioni rocciose e le antiche abitazioni in terra sembrano fondersi con il paesaggio. Questa tappa, secondo me, merita un po' più di spazio delle precedenti, perché Ghami e soprattutto le rocce rosse di Dhakmar hanno una forte identità visiva e culturale.
DA GHILING A DHAKMAR
Una tappa che porta verso uno dei paesaggi più riconoscibili del Mustang: le rocce rosse di Dhakmar, modellate dall'erosione e dal vento. Dopo giorni di cammino, il colore della terra cambia ancora una volta e il villaggio appare incastonato alla base delle pareti.
DA DHAKMAR A LO MANTHANG, PASSANDO PER GHAR GUMBA
Lasciato Dhakmar, il cammino prosegue verso Ghar Gumba, uno dei luoghi spiritualmente più importanti incontrati durante il viaggio. Il monastero, legato alla tradizione buddhista tibetana e alla figura di Padmasambhava (Guru Rinpoche), è considerato uno dei più antichi del Mustang.
Da qui il percorso continua verso Lo Manthang, il cuore storico dell'antico Regno di Lo. L'arrivo alla città fortificata segna uno dei momenti più importanti del viaggio: dopo giorni trascorsi tra montagne, villaggi e sentieri d'alta quota, finalmente si entra nel luogo che più di ogni altro rappresenta la storia e l'identità del Mustang.
DUE GIORNI A LO MANTHANG
Arrivati a Lo Manthang, ci fermiamo per due giorni. Niente zaino in spalla e nessuna nuova tappa da raggiungere: è il momento di rallentare e dedicarsi alla scoperta di questo luogo straordinario.
Esploriamo la città e i suoi antichi monasteri, ci spingiamo fino a Chhoser, con le sue grotte scavate nella roccia, e incontriamo una realtà molto diversa da quella che ci si aspetterebbe in un territorio così arido: una yak farm, dove questi animali sono ancora parte della vita quotidiana. Visitiamo anche Tsarang, altro antico villaggio del Mustang, entrando ancora più profondamente nella storia e nelle tradizioni di questa terra.
Due giorni senza la fretta del cammino, che ci permettono di guardare il Mustang da vicino, attraverso i suoi luoghi e la vita delle persone che lo abitano.
DA LO MANTHANG A YARA
Lasciata Lo Manthang, il cammino riprende verso sud, lasciando alle spalle il cuore storico dell'antico Regno di Lo. La valle si apre nuovamente davanti a noi e il paesaggio torna a essere protagonista, con le montagne spoglie e le profonde gole scavate dall'erosione.
La destinazione è Yara, piccolo villaggio arroccato tra le rocce dell'Alto Mustang. Qui il paesaggio cambia ancora: le pareti di roccia mostrano forme e colori modellati dall'acqua e dal vento, in un ambiente che ricorda quasi un paesaggio lunare.
Una tappa in cui il cammino torna a prendere il sopravvento sulla visita dei luoghi, riportandoci nel ritmo del trekking.
DA YARA A TANGBE
Da Yara il cammino prosegue verso Tangbe, continuando il nostro attraversamento dell'Alto Mustang.
DA TANGBE A CHUUSANG
Una delle giornate più impegnative del viaggio, sia per la distanza da percorrere sia per il dislivello. Dopo giorni di cammino, questa tappa mette alla prova gambe e resistenza, con una lunga giornata trascorsa sui sentieri dell'Alto Mustang.
DA CHUUSANG A MUKTINATH
Lasciata Chuusang, il cammino prosegue verso Muktinath, uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell'Himalaya, sacro sia agli induisti sia ai buddhisti.
Visitiamo il Muktinath Temple, prima di lasciare il trekking per proseguire in jeep verso Lete, dove trascorriamo la notte.
Una giornata che segna anche il passaggio verso la parte finale del viaggio: dalle alte vallate del Mustang iniziamo lentamente a scendere verso il Nepal più verde e abitato.
IL RITORNO A KATHMANDU
Da Lete rientriamo verso Kathmandu, dove ci concediamo una breve visita alla città prima di prepararci al ritorno.
È l'ultimo giorno del viaggio: qualche ora per ritrovare i colori, i rumori e la vita di Kathmandu, dopo i giorni trascorsi tra le montagne del Mustang.
Poi si riparte verso casa, con negli occhi le immagini di una terra difficile da spiegare a parole e la sensazione che il Mustang, in qualche modo, rimanga con te anche dopo averlo lasciato.
Conclusioni....
Nel mio piccolo spero di esserVi stato di aiuto, ma prima di lasciarVi ho da dirVi ancora alcuni aspetti da "amico" che un giorno spera di incontrarVi su qualche sentiero del mondo.
"Bisogna creare condizioni tali che gli individui facciano propria l'esperienza del benessere e della gioia, anziché la soddisfazione dell'impulso al massimo di piaceri."
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976
Non bisogna lasciare nulla al caso.
... Definitive
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Alla prossima ancora qui, su Bodhirider, per raccontarVi e condividere altre esperienze con nuovi articoli, o su qualche sentiero o in qualche rifugio o bivacco o da qualche parte del mondo per condividere la passione per la montagna e per i viaggi.
A presto!
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