Rousseau e la Solitudine del Camminatore: le Fantasticherie

Lo so è sbagliato, non è da fare e non bisogna dirlo o scriverlo, "sei di cattivo esempio". Ma sapete cosa Vi dico. Amo camminare da solo, non voglio andare con nessuno, perchè alla fine non si è mai soli, con me ci sono i miei pensieri, i miei demoni e le mie fantasie e pare che qualcun'altro la pensasse come me.
Non so vedere niente quando sono fermo
Nell’ultimo scorcio della sua vita, Jean-Jacques Rousseau era un uomo isolato, allontanato dai salotti intellettuali che un tempo lo avevano celebrato, convinto che una parte della società cospirasse contro di lui, privo ormai della forza per continuare a difendersi. In quegli anni, tra il 1776 e il 1778, scrisse la sua ultima opera, incompiuta, pubblicata solo dopo la morte: Le fantasticherie del passeggiatore solitario, il titolo racconta già molto. Non un trattato filosofico nel senso classico del termine, ma qualcosa di più simile a un diario di passeggiate, scritto per capire, come diceva lui stesso, “la mia natura e il mio umore” attraverso i pensieri che nascevano camminando da solo.

C’è una frase, in quelle pagine, che mi ha fatto molto pensare: “Bisogna che il mio corpo sia in moto perché il mio spirito vi si metta”. Non credo sia necessario camminare per pensare, forse era una metafora poetica per spiegare che il movimento, la curiosità è la benzina per lo spirito, o forse non era una metafora poetica, ma una confessione quasi fisiologica: Rousseau ammette di non riuscire a pensare bene da fermo. Il pensiero, per lui, non precede il movimento, lo segue, o meglio, nasce insieme ad esso.
Una solitudine cercata, e insieme sofferta
C’è però un’ambiguità profonda in queste pagine, Rousseau, scrivendo delle sue passeggiate solitarie, sembra al tempo stesso celebrare la solitudine e soffrirla, disprezzare la società che lo ha rifiutato e allo stesso tempo rimpiangerla amaramente. Persino il suo amore per la natura, sostiene il filosofo Tzvetan Todorov, non è mai del tutto puro, nelle sue passeggiate, Rousseau non si limita a contemplare le piante, le studia, ne impara i nomi a memoria — un gesto che tradisce ancora un bisogno di ordine, di classificazione, quasi un residuo della stessa razionalità sociale da cui dice di volersi allontanare.
È una contraddizione che, lungi dallo svalutare il testo, lo rende più vero. Chi cammina davvero da solo in montagna conosce bene questo doppio movimento: da un lato la ricerca sincera di distacco dal rumore quotidiano, forse dalla società stessa, dall’altro la consapevolezza che quella stessa solitudine, se prolungata troppo a lungo, può trasformarsi in un peso. Rousseau non nasconde questa tensione: la mette semplicemente per iscritto, con una franchezza che rende le sue pagine ancora oggi sorprendentemente moderne.

Il “sentimento dell’esistenza”
Il concetto più originale che l'autore elabora in queste pagine è quello che lui chiama “sentimento dell’esistenza”: uno stato in cui, arrivato al punto più alto e più libero delle sue passeggiate, l’uomo si spoglia di ogni pensiero, restando puramente presente a se stesso, senza altro scopo che esistere in quel preciso istante. Esperienza che ogni camminatore conosce.
Per Rousseau questo stato non è semplicemente una condizione di massima efficienza o concentrazione, ma una forma di felicità pura, sufficiente a se stessa, che non ha bisogno di alcun risultato esterno per giustificarsi. Non si cammina per arrivare da qualche parte, né per produrre qualcosa — nemmeno un pensiero brillante. Si cammina, semplicemente, per essere.
Camminare per liberarsi dall’amor proprio
C’è un ultimo concetto che trovo particolarmente utile per chi cammina oggi, forse ancora più che ai tempi in cui fu scritto: la distinzione tra l’amore di sé, che per Rousseau è naturale e sano, e l’amor proprio ovvero il bisogno costante di essere valutati, confrontati, giudicati dagli altri — un sentimento che nasce solo in società e che, secondo lui, è all’origine di gran parte dell’infelicità umana.
Quando siamo seduti in un salotto o chiusi in un ufficio, la mente resta intrappolata proprio in questo meccanismo/maschere: regole sociali, doveri, il timore continuo del giudizio altrui. Camminare da soli, lontano da sguardi che ci misurano, permette invece di sciogliere gradualmente quei nodi, fino a restare — nella parte più alta e più libera del cammino — soli con se stessi, senza nessuno a cui dover rendere conto. È un pensiero che dialoga con quanto scritto a proposito del pensiero calcolante di Heidegger: se l’amor proprio ci spinge a misurarci continuamente contro gli altri — il dislivello percorso, il tempo impiegato, la prestazione da mostrare — la vera solitudine del camminatore comincia solo quando quel bisogno di misurazione, finalmente, si arrende.
Un uomo solo, due secoli fa, che cammina ancora con noi
Mi piace pensare che ogni volta che qualcuno sceglie di camminare da solo, senza cuffie, senza un obiettivo preciso da raggiungere, senza qualcuno a cui dover dimostrare qualcosa, stia ripetendo — spesso senza saperlo — lo stesso gesto compiuto da un uomo anziano e amareggiato, più di duecento anni fa, lungo le rive di un lago svizzero. Rousseau non trovò mai una vera pace con la società dei suoi tempi. Ma trovò, camminando da solo, qualcosa che nessuno poteva più togliergli: il semplice, insostituibile sentimento di esistere.
Fonti
- Vivere con Filosofia, Rousseau e le Fantasticherie del Passeggiatore — https://vivereconfilosofia.substack.com/p/rousseau-e-le-fantasticherie-del
- Wikipedia, Le fantasticherie del passeggiatore solitario — https://it.wikipedia.org/wiki/Le_fantasticherie_del_passeggiatore_solitario
- Libreria Universitaria, Le fantasticherie del passeggiatore solitario (con il saggio di Tzvetan Todorov) — https://www.libreriauniversitaria.it/fantasticherie-passeggiatore-solitario-rousseau- jean/libro/9788867237975
- IBS, Le fantasticherie del passeggiatore solitario — https://www.ibs.it/fantasticherie-del- passeggiatore-solitario-libro-jean-jacques-rousseau/e/9788817122108
- Riccardo Caldara’s blog, Ho letto “Le passeggiate del sognatore solitario” di Jean-Jacques Rousseau — https://www.riccardocaldara.net/?p=16590
- Studocu, Rousseau: Fantasticherie del Passeggiatore Solitario - Riflessioni e Temi — https://www.studocu.com/it/document/universita-di-bologna/storia-della-filosofia/pdf- fantasticherie-del-passeggiatore-solitario/93937855
Credits : Internet (foto)
Conclusioni....
Nel mio piccolo spero di esserVi stato di aiuto, ma prima di lasciarVi ho da dirVi ancora alcuni aspetti da "amico" che un giorno spera di incontrarVi su qualche sentiero.
"Bisogna creare condizioni tali che gli individui facciano propria l'esperienza del benessere e della gioia, anziché la soddisfazione dell'impulso al massimo di piaceri."
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976
Non bisogna lasciare nulla al caso.
... Definitive
Spero di averVi aiutato a conoscere un pò di più questo mondo per poter vivere in armonia e semplicità l'attività in montagna.
Lascia un like e consigliane la lettura ai tuoi amici, magari condividendolo sui tuoi profili social se lo hai trovato interessante e utile.
Alla prossima ancora qui, su Bodhirider, per raccontarVi e condividere altre esperienze con nuovi articoli, o su qualche sentiero o in qualche rifugio o bivacco per condividere la passione per la montagna.
A presto!
|
☕ Un caffè per Bodhirider Se questa guida ti è stata utile e ti ha accompagnato lungo il percorso, puoi offrirmi un caffè. È un piccolo gesto per dire grazie e aiutarmi a continuare a esplorare nuovi sentieri, raccogliere informazioni e condividerle gratuitamente qui su Bodhirider. |
☕ Un caffè per Bodhirider
Se trovi utili le mie escursioni e i miei racconti, scopri perché puoi offrirmi un caffè.
Scopri perché →



