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Valchiavenna: storia, leggende e i migliori trekking

 Alpe Bresciadega

 

Tra le montagne della Lombardia esiste una valle che sembra sospesa tra storia e leggenda. La Valchiavenna, situata a nord del Lago di Como, lungo un antico corridoio naturale che collega l’Italia alla Svizzera. Qui i passi alpini, le acque dei torrenti e i boschi hanno custodito per secoli storie di mercanti, pellegrini, contadini, streghe e creature misteriose.

Oggi la Valchiavenna è conosciuta soprattutto per i suoi paesaggi, i crotti e i borghi storici, ma dietro questi luoghi si nasconde un patrimonio culturale straordinario fatto di tradizioni, folklore e racconti.

 

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Il cuore storico della valle è la città di Chiavenna, il cui nome deriva probabilmente dal latino Clavenna, che significa “luogo delle chiavi”. Non è un caso: la città si trova infatti in un punto strategico, proprio dove si incontrano importanti vie alpine.

Da qui partivano due grandi itinerari commerciali:

  • la Via Spluga, verso il passo dello Spluga e la valle del Reno
  • la strada verso il passo del Maloja e la valle dell’Engadina

Chiavenna divenne nel tempo una città di mercanti, viaggiatori e pellegrini. Qui transitavano merci provenienti da tutta Europa: sale, vino, tessuti, spezie e metalli. Già durante l’epoca romana la valle rappresentava un importante collegamento tra la pianura padana e le regioni oltre le Alpi. Nel Medioevo la sua importanza crebbe ulteriormente, trasformando la città in un centro economico e culturale molto attivo.

Nel 1618 la Valchiavenna fu travolta da una immane tragedia. Il ricco borgo di Piuro, allora uno dei centri più prosperi della regione, venne improvvisamente distrutto da una gigantesca frana. In pochi istanti una immensa massa di roccia e fango si staccò dal Monte Conto travolgendo il paese e seppellendo centinaia di abitanti. La tragedia fu devastante e Piuro venne paragonata a Pompei, oggi molto chiamano Piuro la “Pompei delle Alpi”. Gran parte dell’antico borgo rimase sepolta sotto i detriti. La leggenda narra che, nelle notti più silenziose, tra le rovine si possano ancora sentire i rintocchi delle campane della città sepolta.

Tra le manifestazioni più suggestive e seguite vi sono le processioni religiose e le celebrazioni del Venerdì Santo. Durante queste cerimonie le confraternite sfilano con statue sacre, candelabri e antichi oggetti liturgici in una rappresentazione che rievoca la Passione di Cristo.

Non da meno esistono tante storie e leggende che si inerpicano e si nascondono in questa valle. Una delle pagine più oscure riguarda i processi per stregoneria. Tra il XVI e il XVII secolo in molte zone alpine si diffusero accuse contro presunte streghe, e anche la Valchiavenna non fu immune da questa ondata di paura, diverse donne furono accusate di praticare magia nera, di provocare tempeste o di causare malattie al bestiame. In alcuni casi furono processate e condannate. Non a caso esistono ancora itinerari culturali dedicati ai luoghi legati alla stregoneria nella valle.

Tra le storie più affascinanti della Valchiavenna c’è quella della serpe bianca di Chiavenna.

Molti secoli fa la valle era infestata da insetti che distruggevano i raccolti. Gli abitanti, disperati, si rivolsero a uno stregone che promise di liberarli da quella piaga. L’uomo ordinò di accendere un grande falò e iniziò a suonare uno strumento misterioso. All’improvviso dalle fiamme emerse una gigantesca serpe bianca che attirò a sé tutti gli insetti. Gli animali vennero distrutti dal fuoco e la valle fu finalmente salvata. Ma subito dopo lo stregone e la serpe scomparvero tra le fiamme, senza lasciare traccia. Da allora il serpente bianco è considerato un simbolo protettivo per la città.

Un’altra leggenda poco conosciuta riguarda il Sas de Strì, che in dialetto significa “masso delle streghe”.

Secondo la tradizione popolare, in alcune zone della valle esistevano grandi rocce dove le streghe si riunivano durante la notte. Qui celebravano riti misteriosi, danzando alla luce della luna. Gli anziani raccontavano ai bambini di non avvicinarsi a quei luoghi dopo il tramonto. Si raccontava che chi avesse disturbato le streghe avrebbe potuto perdere la strada o cadere vittima di strani incantesimi.

 

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Oggi queste storie fanno parte del patrimonio folkloristico della valle e testimoniano quanto la natura alpina abbia influenzato l’immaginazione collettiva.

La storia che più mi ha colpito una volta scoperta è la figura, tra le più leggendarie e diffuse nelle Alpi, dell’Homo Salvadego, una creatura metà uomo e metà spirito della foresta. In Valchiavenna questa figura è spesso descritta come un uomo selvatico coperto di peli, che vive nei boschi e conosce tutti i segreti della natura, secondo alcune storie aiutava i pastori insegnando loro come produrre il formaggio o come sopravvivere in montagna. In altre versioni, invece, era una creatura solitaria che puniva chi distruggeva la foresta.

Il mito dell’uomo selvatico è molto antico e probabilmente deriva da antiche credenze precristiane legate agli spiriti della natura.

Anche tra le valli che costituiscono la ValChiavenna non mancano storie e leggende. La Val dei Ratti, una valle selvaggia e poco abitata che ha sempre alimentato storie misteriose. Alcuni racconti popolari parlano di strani rumori nella notte, di luci che appaiono tra le rocce e di presenze invisibili che accompagnano i viaggiatori lungo i sentieri. Probabilmente molti di questi racconti nascono dal senso di isolamento che caratterizza queste zone.

Le leggende della Valchiavenna non sono semplici racconti fantastici. Rappresentano piuttosto una forma di memoria collettiva, storie tramandate oralmente, durante le lunghe serate invernali nelle case di montagna o nei crotti, le caratteristiche cantine naturali della valle.

Vicino ad alcune gole profonde della valle esiste una leggenda legata a un antico ponte. Si racconta che gli abitanti del luogo non riuscissero a costruire un passaggio stabile sopra il torrente. Ogni volta che iniziavano i lavori, una piena distruggeva tutto, una notte apparve il diavolo e propose un patto: avrebbe costruito lui il ponte in una sola notte, ma in cambio avrebbe preso l’anima del primo essere vivente che lo attraversava.

Gli abitanti accettarono.

Il mattino dopo il ponte era lì, perfetto. Ma invece di attraversarlo per primi, gli abitanti mandarono avanti… una capra. Il diavolo, furioso per l’inganno, sparì tra le rocce.

Questa storia è tipica di molti, se non tutti i ponti del diavolo, come quello in val trebbia.

Non lontano dalla valle si trova il lago di Mezzola, un luogo tranquillo circondato da montagne, ma non per questo immune da storie misteriose. Alcuni pescatori raccontano di aver visto, nelle notti di nebbia, una figura femminile camminare sull’acqua vicino alla riva.

La chiamano la dama del lago. Secondo la leggenda sarebbe lo spirito di una giovane donna morta secoli fa durante una tempesta mentre cercava di attraversare il lago.

Da allora appare solo nelle notti più silenziose.

Oggi la Valchiavenna è un luogo perfetto per chi ama la natura, le escursioni e la storia. Ma per chi sa ascoltare, questa valle offre qualcosa di più.

Il vento che scende dai passi alpini sembra ancora portare con sé i racconti dei mercanti medievali. Le rocce custodiscono la memoria delle frane e dei ghiacciai, e i boschi… i boschi continuano a sussurrare leggende.

Forse è proprio questo il vero fascino della Valchiavenna.

Non è solo un luogo da visitare, ma una valle da ascoltare.

 

Itinerari presenti sul sito :

Alpe Avero e Motto di Bondeno da Campodolcino

Alpe Cima da Gordona. Val Chiavenna. Valtellina

Alpe Lendine da San Giacomo Filippo. Val Chiavenna

Bivacco Alpe Manco e Cima Al Colman da Samolaco. Val Chiavenna. Valtellina

Bivacco Val Capra, Alpe Laguzzolo e Alpe Lendine da San Giacomo Filippo. Val Chiavenna

Lago della Piodella e Rifugio Lavorerio da Gordona.

Monte Bardan da Starleggia, Campodolcino. Val Chiavenna. Valtellina

Monte e Alpe Borlasca da San Pietro. Val Chiavenna. Valtellina

Rifugio Carlo Emilio e Lago del Truzzo

Rifugio Chiavenna e Valle di Lei da fraciscio frazione di Campodolcino

Rifugio Il Biondo da Prata Camportaccio. Val Chiavenna

Uschione e Pizzo Damino da Chiavenna. Val Chiavenna

Val Bodengo

Val Codera

Valle dei Ratti da Verceia

 

Conclusioni....

Nel mio piccolo spero di esserVi stato di aiuto, ma prima di lasciarVi ho da dirVi ancora alcuni aspetti da "amico" che un giorno spera di incontrarVi su qualche sentiero.

"Bisogna creare condizioni tali che gli individui facciano propria l'esperienza del benessere e della gioia, anziché la soddisfazione dell'impulso al massimo di piaceri."
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

Non bisogna lasciare nulla al caso.

... Definitive

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Alla prossima ancora qui, su Bodhirider, per raccontarVi e condividere altre esperienze con nuovi articoli, o su qualche sentiero o in qualche rifugio o bivacco per condividere la passione per la montagna.

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